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Approfondimenti/Direttiva nitrati
 
Il 12 dicembre 1991 la Comunità Europea ha adottato la Direttiva 676/91/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole, sulla base dalla presa di coscienza che l'uso eccessivo di fertilizzanti azotati e di concimi organici costituisce un rischio ambientale e che i nitrati di origine agricola rappresentano una delle cause principali dell'inquinamento diffuso dei corpi idrici.
 
Livelli elevati di nitrati (unitamente ad altri nutrienti come il fosfato) possono provocare nei corpi idrici superficiali fenomeni di eutrofizzazione, causando una crescita eccessiva delle piante acquatiche (generalmente alghe) e un conseguente consumo estremo dell’ossigeno disciolto, pregiudicando drasticamente la biodiversità e gli equilibri degli ecosistemi. Nei corpi idrici sottosuperficiali (le falde freatiche) esiste, inoltre, un problema diretto di potabilità dell’acqua e di tossicità per l’uomo.
 
I nitrati in eccesso provenienti dalle fertilizzazioni organiche e chimiche, infatti, si dissolvono facilmente nell'acqua, la cui eccedenza nel suolo può raggiungere i corpi idrici scorrendo sul terreno saturo durante le piogge intense oppure colando nelle falde freatiche. Tali perdite di azoto, definite come perdite per lisciviazione, sono influenzate da diversi fattori:

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO >>

 
  • periodo di distribuzione dei fertilizzanti in relazione alla copertura del suolo (il terreno nudo tende a perdere molti nitrati) e all’efficienza di utilizzazione da parte delle colture;
  • pratiche colturali: le lavorazioni frequenti e profonde diminuiscono il tenore di sostanza organica nel suolo;
  • contenuto di sostanza organica: l’humus è in grado di trattenere molti nutrienti, tra cui il nitrato;
  • tessitura del terreno: suoli sabbiosi o poggianti su rocce fessurate tendono a non trattenere l’acqua in eccesso favorendo il suo percorso fino alla falda freatica sottostante (fenomeno accentuato nel caso di falda superficiale);
  • pendenza del terreno: con pendii superiori al 10÷15% si accresce il fenomeno del ruscellamento superficiale;
  • metodi irrigui: i metodi a bassa efficienza come lo scorrimento causano eccessi di acqua in grado di lisciviare grandi quantità di nitrati.
 
Considerate tali premesse, la Direttiva ha previsto che gli Stati membri individuassero le Zone Vulnerabili all’inquinamento da nitrati, progettando ed attuando in esse degli specifici Programmi d'Azione volti a ridurre l'inquinamento idrico tramite misure intese a limitare l'impiego in agricoltura di tutti i fertilizzanti contenenti azoto e stabilendo restrizioni specifiche nell'impiego di concimi organici di origine animale.
 
I dettami della Direttiva Nitrati si sono quindi trasferiti attraverso i recepimenti nazionali sino al livello Regionale, inizialmente con la l.r. 37/1993 e, a seguito delle entrate in vigore del d.lgs 152/1999, del d.lgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e del d.m. 7/4/2006 (Decreto “Effluenti”), con la predisposizione di uno specifico Programma d’Azione, più volte successivamente modificato ed integrato.
 
L’attuale Programma d’Azione è definito per le zone vulnerabili dalla d.g.r. n°2208 del 14 settembre 2011 (valevole a decorrere dal 2012) e per le zone non vulnerabili dalla d.g.r. n°5868 del 21 Novembre 2007 (sebbene si sia in attesa di una sua revisione per allinearlo a quanto previsto per le zone vulnerabili); esso riguarda sostanzialmente:
  • le aziende zootecniche che producono e/o utilizzano azoto proveniente da effluenti di allevamento;
  • le aziende non zootecniche che utilizzano azoto proveniente da effluenti di allevamento tramite “contratto di valorizzazione”;
  • le aziende non zootecniche che utilizzano azoto proveniente da fertilizzanti di sintesi o comunque diversi dall’effluente di allevamento;
  • le aziende che utilizzano acque reflue, ai sensi dell’art. 101, comma 7, lettere a,b,c del d.lgs 152/2006 e le piccole aziende agroalimentari;
  • le aziende che utilizzano acque di vegetazione e sanse umide provenienti dall’attività di frantoi oleari.
 Il Programma d’Azione, per queste aziende, disciplina:
  • l’utilizzazione agronomica e i limiti di utilizzo di diverse fonti di azoto:
-         letami e materiali palabili ad essi assimilati;
-         liquami e materiali non palabili ad essi assimilati;
-         concimi azotati ed ammendanti organici;
-         fanghi provenienti da impianti di depurazione;
-         digestato anaerobico degli effluenti di allevamento o di materiale vegetale;
-         acque reflue, così come definite dall’art. 101, comma 7, lettere a,b,c del d.lgs
             152/2006;
-         acque di vegetazione e sanse umide provenienti dall’attività di frantoi oleari.
  • le pratiche agronomiche e colturali;
  • le modalità e il dimensionamento degli stoccaggi dei fertilizzanti azotati, compresi gli effluenti di allevamento;
  • le limitazioni spaziali, temporali e quantitative delle fertilizzazioni azotate in funzione della localizzazione dei terreni in Zona Vulnerabile o in Zona Non Vulnerabile;
  • gli adempimenti amministrativi da presentare ai Comuni su cui insiste il centro aziendale (Programmi Operativi Aziendali, di validità quinquennale e da ripresentare in caso di modifica sostanziale della gestione dell’azoto, e Piani di Utilizzazione Agronomica, la cui redazione è annuale), da eseguire tramite un apposito applicativo informatico in ambiente SIARL e il cui livello di dettaglio è dipendente dalla localizzazione dell’azienda in Zona Vulnerabile o in Zona Non Vulnerabile e dal quantitativo totale annuale di azoto prodotto e/o utilizzato;
  • il trasporto degli effluenti di allevamento;il monitoraggio delle operazioni aziendali, da realizzare tramite registrazione delle fertilizzazioni entro 10 giorni dalle distribuzioni identificando gli appezzamenti su Carta Tecnica Regionale o su altro strumento idoneo.
Le principali novità introdotte per le zone vulnerabili (tramite la d.g.r. n°2208 del 14 settembre 2011) sono le seguenti:
  • introduzione di valori MAS, ovvero quantitativi massimi di azoto efficiente distribuibile alle macrotipologie di colture, indipendentemente dall’asportazione;
  • revisione dei periodi generali di divieto di spandimento invernale per le diverse tipologie di fertilizzanti;
  • prescrizioni in ordine alla limitazione all’uso degli effluenti in terreni in pendenza;
  • incremento dell’efficienza media di distribuzione degli effluenti a partire dal 2012 (già previsto dal D.M. 7 aprile 2006);
  • revisione dei valori di produzione reflui ed escrezione azotata relativi agli avicoli (introdotti i valori della Regione Veneto).

 

DEROGA AI LIMITI IN ZONA VULNERABILE
 
Lo scorso 3 novembre la Commissione Europea, con decisione 2011/721/UE, ha formalmente approvato la richiesta italiana di deroga ai limiti di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento in zona vulnerabile. Aderendo al protocollo di deroga tramite una richiesta da effettuare entro il 15 febbraio di ogni anno, le singole aziende potranno elevare il limite d'uso a 250 kgN/ha/anno di effluenti bovini e chiarificati suini.
 
Clicca qui per scaricare la decisione della Commissione Europea contenente le condizioni per poter accedere alla deroga. 
 
 

 

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