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Approfondimenti/Energia da fonti rinnovabili
Gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili si diversificano a seconda della risorsa naturale che utilizzano e si possono distinguere principalmente in:
 
 
  • eolico;
  • idroelettrico;
  • geotermico;
  • solare termico;
  • solare fotovoltaico;
  • biomasse.
 
 

 

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO >>

 

 

 

I principali meccanismi di incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili sono il “certificato verde” e la “tariffa omnicomprensiva”, nonché, per quanto attiene specificamente il settore fotovoltaico, il cosiddetto “conto energia” (una particolare forma di tariffa dipendente, oltre che dalla potenza, anche dalla tipologia di impianto fotovoltaico); tutti i meccanismi sono stati recentemente oggetto di importanti evoluzioni normative, di cui si riportano nel seguito le descrizioni del Quinto Conto Energia e del sistema incentivante per biomasse e biogas, unitamente ad un quadro sintetico relativo ai procedimenti autorizzativi.
 
 
 
 
Incentivazione del fotovoltaico - Decreto 6 luglio 2012: quinto conto energia
 
L’incentivazione della produzione di energia da impianti fotovoltaici è stata recentemente oggetto di un’importante revisione, secondo quanto definito dal Decreto Legislativo n°28 del 3 marzo 2011 con cui è stata recepita la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili. Dal 6 luglio è quindi in vigore il decreto interministeriale MiSE-MATTM 5 luglio 2012 (“Attuazione dell'art. 25 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici” – il cosiddetto Quinto Conto Energia), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°159 (Suppl. Ordinario n.143) del 10 luglio 2012.
 
Le nuove modalità di incentivazione si applicano a partire dal 27 agosto 2012 (dopo 45 giorni solari dalla pubblicazione da parte dell’AEEG della delibera 292/2012/R/efr con cui è stato notificato il raggiungimento, al 12 luglio 2012, della soglia di spesa cumulata annua di 6 miliardi di euro) e fino al trentesimo giorno solare dalla data di raggiungimento di un costo indicativo cumulato di 6,7 miliardi di euro l’anno. Al raggiungimento di questa seconda soglia, infatti, così come preannunciato dal Governo, cesserà l’applicazione del V conto energia e con molta probabilità terminerà l’incentivazione della produzione fotovoltaica (secondo diverse stime, nel frattempo, si dovrebbe raggiungere la grid parity e dunque non ci sarebbe più la necessità di un sostegno pubblico).
 
Di seguito illustriamo le disposizioni di maggiore interesse per il settore agricolo, partendo dal periodo transitorio durante il quale si continua ad applicare, per talune tipologie di impianti, il Decreto 5 maggio 2012 – Quarto Conto Energia.
 
Periodo transitorio
 
Il nuovo decreto stabilisce che possono ancora accedere al Quarto Conto Energia:
  • i piccoli impianti, gli impianti integrati con caratteristiche innovative, gli impianti a concentrazione (così come definiti dal Quarto Conto Energia) a condizione che il primo funzionamento in parallelo con la rete sia effettuato entro il 26 agosto 2012, nonché i grandi impianti rientrati nelle graduatorie dei registri aperti fino al 2011;
  • i grandi impianti iscritti in posizione utile nei registri del IV conto energia e che producono la certificazione di fine lavori nei termini previsti dal IV conto energia;
  • impianti realizzati su edifici pubblici e su aree delle amministrazioni pubbliche che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2012.
 
Iscrizione al registro GSE
 
Per quanto riguarda le modalità di accesso ai meccanismi di incentivazione, è stata confermata l’obbligatorietà di iscrizione al registro gestito dal GSE; anche nel nuovo decreto è previsto comunque l’esonero dalla registrazione per alcune categorie d’impianti.
 
Mentre nel Quarto Conto Energia hanno l’obbligo ad iscriversi al registro solo i grandi impianti, così come definiti dal DM 5 maggio 2011, a decorrere dal 27 agosto tale obbligo riguarderà la maggior parte degli impianti. Il Quinto Conto Energia infatti esonera dal registro solo particolari categorie, di seguito riportate, che possono così accedere direttamente alle tariffe:
  1. impianti fotovoltaici di potenza fino a 50 kW realizzati su edifici con moduli installati in sostituzione di coperture su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto;
  2. impianti fotovoltaici di potenza non superiore a 12 kW;
  3. i potenziamenti che comportano un incremento della potenza dell'impianto non superiore a 12 kW;
  4. impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative fino al raggiungimento di un costo indicativo cumulato degli incentivi di 50 ML€;
  5. impianti fotovoltaici a concentrazione fino al raggiungimento di un costo indicativo cumulato degli incentivi di 50 ML€;
  6. gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 12 kW e non superiore a 20 kW, ivi inclusi gli impianti realizzati a seguito di rifacimento, nonché i potenziamenti che comportano un incremento della potenza dell'impianto non superiore a 20 kW, che richiedono una tariffa ridotta del 20% rispetto a quella spettante ai pari impianti iscritti al registro.
 
Tutti gli altri impianti accedono alle tariffe previa iscrizione al registro, in posizione tale da rientrare nei seguenti limiti di costo:
  • 1° registro: 140 milioni di euro;
  • 2° registro: 120 milioni di euro;
  • registri successivi: 80 milioni di euro a registro e comunque fino al raggiungimento del limite di 700 milioni.
 
È previsto inoltre che a decorrere dal secondo registro, venga detratto il costo indicativo cumulato annuo degli incentivi attribuibile agli impianti “fuori registro” entrati in esercizio nei sei mesi antecedenti all’apertura del registro stesso nonché, il costo degli impianti realizzati su edifici pubblici che entrano in esercizio entro il 31/12/2012 ed accedono al IV conto energia (art. 1, comma 4, lettera c). In caso di superamento della soglia dei 120 milioni prevista per il secondo registro, si procederà detraendo dalle disponibilità dei registri successivi (fermo restando il limite massimo di spesa cumulata di 6,7 miliardi di euro annui).
 
Il bando per l’apertura del primo registro deve essere pubblicato dal GSE entro venti giorni dalla data di pubblicazione delle regole applicative e dunque entro l’ultima decade di agosto del 2012.
 
Sarà possibile presentare le domande di iscrizione al registro per i successivi trenta giorni (quindi presumibilmente entro l’ultima decade di settembre 2012). I bandi dei successivi registri saranno pubblicati dal GSE con cadenza semestrale a decorrere dalla data di chiusura del primo bando (marzo 2013 per il secondo registro) e prevedono la presentazione delle domande di iscrizione entro i successivi sessanta giorni.
 
Considerando che al 31 di luglio il contatore fotovoltaico del GSE riportava una spesa di circa 6 miliardi e 93 milioni di euro e visto il ritmo con cui detta spesa è aumentata negli ultimi mesi, il V conto energia potrebbe avere una vita molto breve e chiudersi al massimo entro il secondo registro.
 
Al fine della definizione della graduatoria sono stati introdotti diversi criteri di priorità di cui si segnalano in particolare le lettere:
a) impianti su edifici dal cui attestato di certificazione energetica risulti la miglior classe energetica, che comunque deve risultare D o superiore, con moduli installati in sostituzione di coperture su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto;
f) impianti di potenza non superiore a 200 kW asserviti ad attività produttive (nella bozza di decreto inviata dal Governo alla Conferenza Unificata per il relativo parere la lettera f) era specifica per il settore agricolo e faceva riferimento ai soli impianti asserviti all’azienda agricola);
g) impianti realizzati nell’ordine, su edifici, serre, pergole, tettoie, pensiline, barriere acustiche.
 
Impianti fotovoltaici: requisiti dei soggetti e degli impianti
 
Possono beneficiare delle tariffe incentivanti riportate all’allegato 5 del Decreto gli impianti fotovoltaici i cui soggetti responsabili siano persone fisiche, persone giuridiche, soggetti pubblici, condomini di unità immobiliari ovvero di edifici a condizione che:
  • i componenti utilizzati negli impianti siano di nuova costruzione o comunque non già impiegati in altri impianti e siano rispettare le norme tecniche richiamate in Allegato 1-A;
  • i moduli fotovoltaici utilizzati devono essere coperti per almeno dieci anni da garanzia di prodotto contro il difetto di fabbricazione;
  • i moduli fotovoltaici devono essere realizzati da un produttore che:
  1. aderisce a un sistema o consorzio europeo che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici utilizzati al termine della vita utile dei moduli;
  2. possiede le certificazioni ISO 9001:2008 (Sistema di gestione della qualità), OHSAS 18001 (Sistema di gestione della salute e sicurezza del lavoro) e ISO 14000 (Sistema di gestione ambientale);
  3. è in possesso di certificato di ispezione di fabbrica rilasciato da un organismo di certificazione accreditato a verifica del rispetto della qualità del processo produttivo e dei materiali utilizzati; il predetto requisito è richiesto anche per i produttori di inverter;
  • gli impianti poi devono avere una potenza non inferiore a 1 kW, essere collegati alla rete elettrica o a piccole reti isolate, in modo tale che ogni singolo impianto fotovoltaico sia caratterizzato da un unico punto di connessione alla rete, non condiviso con altri impianti fotovoltaici, ed essere realizzati nel rispetto e in conformità alle norme richiamate in Allegato 1-B;
  • gli impianti devono ricadere in almeno una delle seguenti fattispecie:
  1. impianti fotovoltaici realizzati su un edificio, dotati di un attestato di certificazione energetica in corso di validità, redatto ai sensi della normativa regionale, oppure, in assenza, conformemente all’allegato A (linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, al DM 26 giugno 2009);
  2. impianti realizzati su edifici con coperture in eternit o comunque contenenti amianto, con la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto;
  3. impianti realizzati su pergole, serre, fabbricati rurali, edifici a destinazione produttiva non soggetti all’obbligo di certificazione energetica, barriere acustiche, tettoie e pensiline;
  4. impianti ubicati in discariche esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati come definiti dall’articolo 240 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, cave dismesse, miniere, aree non agricole in concessione al gestore del servizio idrico integrato, impianti su terreni nella disponibilità del demanio militare;
  5. impianti realizzati nei tempi e in conformità a quanto previsto dall’articolo 65 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (divieto di installazione a terra, in aree agricole, di impianti fotovoltaici);
  6. altri impianti, diversi da quelli di cui alle lettere precedenti, che hanno ottenuto il titolo autorizzativo per la costruzione e l’esercizio entro la data di entrata in vigore del presente decreto, fermo restando i limiti cui all’articolo 65 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (divieto di installazione a terra di impianti fotovoltaici in aree agricole).
 
Tariffe incentivanti
 
Il DM 5 luglio 2012 stabilisce che per gli impianti di potenza nominale fino a 1 MW, il GSE riconosce una tariffa omnicomprensiva alla quota di produzione netta immessa in rete il cui valore, funzione della potenza e della tipologia di impianto, è fissato dagli allegati 5 (impianti fotovoltaici), 6 (impianti integrati) con innovazione e 7 (impianti a concentrazione). Sulla quota della produzione netta consumata in sito è attribuita, invece, una tariffa premio, individuata nei medesimi Allegati 5, 6 e 7 come tariffa autoconsumo.
 
Nel caso invece di impianti di potenza nominale superiore a 1 MW, il GSE eroga, in riferimento alla quota di produzione netta immessa in rete, la differenza, se positiva, fra la tariffa onnicomprensiva e il prezzo zonale orario dell’energia; l’energia prodotta resta nella disponibilità del produttore.
 
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas è poi chiamata a definire le modalità per il ritiro, da parte del GSE, dell’energia elettrica immessa in rete dagli impianti incentivati con la tariffa onnicomprensiva, stabilendo anche le modalità di cessione al mercato della medesima energia elettrica da parte del GSE.
 
Oltre a ciò l’AEEG è tenuta ad aggiornare, eventualmente, le modalità con le quali trovano copertura sulle componenti tariffarie dell’energia elettrica le risorse necessarie per l’erogazione degli incentivi per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, assicurando l'equilibrio economico del bilancio del GSE e i provvedimenti relativi all’erogazione del servizio di misura dell’energia elettrica.
 
Incompatibilità delle tariffe con il meccanismo di scambio sul posto e con il ritiro dedicato
 
Con il Quinto Conto Energia viene meno la precedente impostazione che prevede l’erogazione di una tariffa premio sulla produzione, indipendente dagli usi che si fanno di tale energia, alla quale è infatti possibile abbinare l’autoconsumo/il servizio di scambio sul posto o la vendita dell’energia mediante ritiro dedicato/vendita in borsa, ecc.
 
Dunque con il Quinto Conto Energia le nuove tariffe, onnicomprensiva e autoconsumo, sono alternative al ritiro dedicato ed al meccanismo di scambio di scambio sul posto; rimane comunque possibile usufruire di tali meccanismi al termine del periodo di incentivazione di 20 anni.
 
Premi
 
Per quanto riguarda i premi aggiuntivi alle tariffe, è venuto meno il premio abbinato ad interventi di efficienza energetica sugli edifici e sono invece stati confermati i premi per la rimozione amianto e per l’utilizzo di componenti europei. In particolare, le tariffe omnicomprensive e le tariffe premio sull’energia consumata in sito sono incrementate, limitatamente agli impianti fotovoltaici e agli impianti integrati con caratteristiche innovative, dei seguenti premi, tra loro cumulabili:
 
  • per impianti con componenti principali realizzati unicamente all’interno di un Paese che risulti membro dell’UE/SEE (definiti all’articolo 2, comma 1, lettera v):
  1. 20 €/MWh se entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2013;
  2. 10 €/MWh se entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2014;
  3. 5 €/MWh se entrano in esercizio successivamente al 31 dicembre 2014;
 
  • per gli impianti realizzati su edifici con moduli installati in sostituzione di coperture su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto:
  1. 30 €/MWh se la potenza non è superiore a 20 kW e 20 €/MWh se la potenza è superiore a 20 kW, qualora entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2013;
  2. 20 €/MWh se la potenza non è superiore a 20 kW e 10 €/MWh se la potenza è superiore a 20 kW, qualora entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2014;
  3. 10 €/MWh se la potenza non è superiore a 20 kW e 5 €/MWh se la potenza è superiore a 20 kW, qualora entrino in esercizio successivamente al 31 dicembre 2014.
 
Il decreto specifica poi che:
  • gli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di pergole, serre, barriere acustiche, tettoie e pensiline hanno diritto a una tariffa pari alla media aritmetica fra la tariffa spettante per «impianti fotovoltaici realizzati su edifici» e la tariffa spettante per «altri impianti fotovoltaici». Alla medesima tariffa sono ammessi gli impianti realizzati su fabbricati rurali, sempreché accatastati prima della data di entrata in esercizio dell'impianto fotovoltaico. Per poter accedere alla tariffa le serre devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e della superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 30%. Il predetto limite è incrementato al 50% limitatamente alle serre per le quali l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio sia stata rilasciata in data antecedente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora la serra non rispetti i predetti requisiti, l’impianto è considerato ricadente nella categoria altri impianti fotovoltaici;
  • la tariffa spettante è quella vigente alla data di entrata in esercizio dell’impianto;
  • agli impianti iscritti a registro che risultino entrati in esercizio in data antecedente alla data di chiusura del periodo di presentazione delle domande di iscrizione al registro al quale risultino iscritti in posizione utile, viene attribuita la tariffa vigente alla data di chiusura del predetto periodo. Per i soli impianti iscritti al primo registro che risultino entrati in esercizio prima del 27 agosto 2012, viene applicata la tariffa incentivante spettante agli impianti che entrano in esercizio nel primo semestre di applicazione del presente decreto;
  • lo spostamento di un impianto fotovoltaico in un sito diverso da quello di prima installazione comporta la decadenza dal diritto alla tariffa incentivante. Fatti salvi gli interventi di potenziamento, eventuali modifiche, sullo stesso sito, della configurazione dell'impianto non possono comportare un incremento della tariffa incentivante.
 
Data l’incertezza nell’associare le strutture agricole alle definizioni previste, Confagricoltura ha richiesto ai ministeri competenti di chiarire nelle Regole applicative del Quinto Conto Energia che ai fini dell’accesso alle tariffe incentivanti:
  • i fabbricati rurali ad uso abitativo accedono alla tariffa per impianti su edifici rientrando nella definizione di cui al DPR 412/1993, articolo 3, comma 1, categoria E1-Edifici adibiti a residenza e assimilabili;
  • specificare che il premio amianto si applica anche ai fabbricati rurali accatastati, sia abitativi che strumentali, che sono quelli che maggiormente risentono del problema della forte diffusione di superfici in cemento amianto.
 
Modalità di richiesta ed erogazione delle tariffe incentivanti
 
Per quanto riguarda le modalità di richiesta ed erogazione delle tariffe incentivanti, il soggetto responsabile è tenuto a far pervenire al GSE la richiesta di concessione della pertinente tariffa incentivante entro quindici giorni solari dalla data di entrata in esercizio dell'impianto, caricata dal gestore di rete su GAUDI’, con la presentazione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/00, recante le informazioni di cui all'allegato 3-B– Modalità di richiesta della tariffa incentivante.
 
Il mancato rispetto di detti termini comporta il mancato riconoscimento delle tariffe incentivanti per il periodo intercorrente fra la data di entrata in esercizio e la data della comunicazione al GSE, fermo restando il diritto alla tariffa vigente alla data di entrata in esercizio.
 
Il GSE, una volta verificato il rispetto delle disposizioni del decreto, assicura al soggetto responsabile l’erogazione della tariffa spettante entro novanta giorni dalla data di ricevimento della
richiesta, al netto dei tempi imputabili al medesimo soggetto responsabile o ad altri soggetti interpellati dal GSE ovvero agli operatori coinvolti nel processo di caricamento e validazione dei dati su GAUDI’.
 
Successivamente alla prima erogazione della tariffa, il GSE provvede mensilmente, ovvero con cadenza superiore al mese, laddove mensilmente maturino importi inferiori a soglie che saranno definite dal GSE nelle regole applicative, alla liquidazione degli importi dovuti, sulla base delle misurazioni trasmesse dai gestori di rete.
 
Impianti fotovoltaici con caratteristiche innovative
 
Possono beneficiare delle tariffe incentivanti riportate all’allegato 6 gli impianti fotovoltaici con caratteristiche innovative che utilizzano moduli non convenzionali e componenti speciali, sviluppati
specificatamente per integrarsi e sostituire elementi architettonici, aventi i seguenti requisiti:
  • la potenza nominale non è inferiore a 1 kW e non superiore a 5 MW;
  • sono realizzati con moduli e componenti che rispondono ai requisiti costruttivi e alle modalità di installazione indicate in allegato 4;
  • hanno tutti i pertinenti requisiti di cui all’articolo 7, comma 3.
 
Possono fare richiesta delle suddette tariffe le persone fisiche, le persone giuridiche, i soggetti pubblici, i condomini di unità immobiliari ovvero di edifici.
 
Al fine del riconoscimento di queste tariffe, si fa riferimento alla “Guida alle applicazioni innovative finalizzate all’integrazione architettonica del fotovoltaico” pubblicata dal GSE e ai suoi successivi aggiornamenti.
 
Impianti fotovoltaici a concentrazione
 
Il Quinto Conto Energia conferma che solo le persone giuridiche ed i soggetti pubblici possono beneficiare delle tariffe incentivanti, indicate all’allegato 7, per gli impianti fotovoltaici a concentrazione, a condizione che quest’ultimi rispettino i seguenti requisiti:
  • la potenza nominale non è inferiore a 1 kW e non superiore a 5 MW;
  • sono conformi alle pertinenti norme tecniche richiamate nell'allegato 1-A ed alle disposizioni dell'art. 10 del d.lgs.28/ 2011 (impianti a terra in aree agricole), ove applicabili; in particolare i moduli fotovoltaici dovranno essere certificati in accordo con la norma CEI EN 62108;
  • il fattore di concentrazione è pari almeno a 10 soli; per gli impianti fotovoltaici con fattore di concentrazione compreso fra 3 e 10 soli le tariffe dell’allegato 7 sono ridotte del 10%; gli impianti fotovoltaici a concentrazione con fattore di concentrazione inferiore a 3 soli sono equiparati agli impianti fotovoltaici e sottoposti alle procedure per l’accesso agli incentivi descritte all’articolo 4 del DM;
  • i componenti utilizzati negli impianti devono essere di nuova costruzione o comunque non già impiegati in altri impianti.
 
Impianti fotovoltaici con innovazione tecnologica
 
Ancora una volta viene confermata la previsione di una specifica modalità di incentivazione per gli impianti con innovazione tecnologica e ancora una volta viene rimandato ad un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e d'intesa con la Conferenza unificata, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto 5 luglio 2012, la definizione delle caratteristiche di innovazione tecnologica, dei requisiti tecnici degli impianti, delle tariffe incentivanti spettanti e dei requisiti per l'accesso agli incentivi.
 
Gestione del sistema di incentivazione: contributo per le spese di istruttoria e oneri di gestione, verifica e controllo in capo al GSE
 
Il decreto prevede che all’atto della richiesta delle tariffe incentivanti o della richiesta di iscrizione al registro, nel caso di impianti obbligati, i soggetti responsabili corrispondano al GSE un contributo per le spese di istruttoria pari a:
  • 3 € per ogni kW di potenza nominale dell’impianto per impianti fino a 20 kW;
  • 2 € per ogni kW di potenza eccedente i 20 kW.
 
In caso di impianti iscritti nel registro in posizione non utile, il contributo non è dovuto qualora per il medesimo impianto sia effettuata richiesta di iscrizione a successivi registri.
 
Inoltre, per la copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo in capo al GSE, i soggetti responsabili che accedono alle tariffe incentivanti in conto energia, incluse quelle riconosciute dai precedenti decreti per l’incentivazione del fotovoltaico, sono tenuti, a decorrere dal 1°gennaio 2013, a corrispondere al GSE, anche mediante compensazione degli incentivi spettanti, un contributo di 0,05 c€ per ogni kWh di energia incentivata. Le modalità di corresponsione dei contributi sono però precisate dal GSE nell’ambito delle regole applicative.
 
Cumulabilità degli incentivi e dei meccanismi di valorizzazione dell'energia elettrica prodotta
 
Le nuove tariffe incentivanti sono cumulabili esclusivamente con i seguenti benefici e contributi pubblici finalizzati alla realizzazione dell'impianto:
  • contributi in conto capitale in misura non superiore al 30% del costo di investimento per impianti fotovoltaici realizzati su edifici aventi potenza nominale non superiore a 20 kW;
  • contributi in conto capitale in misura non superiore al 30% del costo di investimento per impianti fotovoltaici realizzati su aree oggetto di interventi di bonifica, ubicate all'interno di siti contaminati come definiti dall'articolo 240 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, purché il soggetto responsabile dell'impianto assuma la diretta responsabilità delle
  • preventive operazioni di bonifica;
  • contributi in conto capitale in misura non superiore al 30% del costo di investimento per impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative;
  • contributi in conto capitale in misura non superiore al 30% del costo di investimento per impianti fotovoltaici a concentrazione;
  • finanziamenti a tasso agevolato erogati in attuazione dell'art. 1, comma 1111, della legge 27
  • dicembre 2006, n. 296 (Fondo Kyoto);
  • benefici conseguenti all'accesso a fondi di garanzia e di rotazione istituiti da enti locali o regioni e province autonome.
 
Le tariffe incentivanti invece non sono applicabili qualora, in relazione all'impianto fotovoltaico, siano state riconosciute o richieste detrazioni fiscali, fermo restando il diritto al beneficio della riduzione dell'imposta sul valore aggiunto per gli impianti facenti uso di energia solare per la produzione di calore o energia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e al decreto del Ministro delle finanze 29 dicembre 1999.
 
Dal 1° gennaio 2013 si applicheranno invece le condizioni di cumulabilità degli incentivi secondo le modalità già stabilite all'art. 26 del d.lgs. 28/11 (con l'accesso a fondi di garanzia e fondi di rotazione; con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40 % del costo dell'investimento, nel caso di impianti di potenza elettrica fino a 200 kW, non eccedenti il 30 %, nel caso di impianti di potenza elettrica fino a 1 MW, e non eccedenti il 20 %, nel caso di impianti di potenza fino a 10 MW).
 
Infine, come già indicato, le tariffe incentivanti sono alternative ai benefici derivanti dal meccanismo dello scambio sul posto e del ritiro dedicato dell’energia
 
 
Incentivazione di biogas, biomasse e altre fonti non fotovoltaiche - Decreto 6 luglio 2012
 
Parallelamente al Decreto recante il Quinto Conto Energia per la fonte fotovoltaica, è altresì in vigore il Decreto 6 luglio 2012 (pubblicato sul supplemento ordinario n°143 alla Gazzetta Ufficiale del 10 luglio 2012), concernente l’incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici, tra cui in particolare quelli a biogas e biomasse.
 
Entrata in vigore
 
Il nuovo sistema si applicherà agli impianti a fonte rinnovabili che entreranno in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2012 ed andrà a sostituire quello vigente (la tariffa onnicomprensiva di 0,28 € kW/h per gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW e il coefficiente moltiplicatore di 1,8 per i certificati verdi si applicheranno sino al 31 dicembre 2012) ad eccezione di alcune deroghe. L’articolo 30 del decreto difatti specifica che, al fine di tutelare gli investimenti in via di completamento, per gli impianti che entrano in esercizio entro il 30 aprile 2013 è possibile optare per l’applicazione dei valori delle tariffe onnicomprensive e dei coefficienti moltiplicativi per i certificati verdi individuati dal precedente sistema riducendoli del 3% al mese a decorrere da gennaio 2013. Questione estremamente importante è che gli impianti, per accedere a tale modalità in deroga, devono essere dotati di titolo autorizzativo rilasciato entro il 10 luglio 2012.
Meccanismi di accesso. Nel rispetto dei contingenti annuali per fonte individuati per il periodo 2013-2015 ed a seconda della potenza o della categoria, per l’accesso ai meccanismi di incentivazione, gli impianti possono rientrare nelle seguenti casistiche: impianti che accedono direttamente ai meccanismi di incentivazione (tra cui in particolare gli impianti alimentati a biogas entro 100 kW e impianti alimentati a biomasse inferiori a 200 kW); impianti soggetti alla partecipazione a procedure competitive di aste al ribasso (tra cui in particolare gli impianti a biogas e biomasse superiori a 5 MW); impianti soggetti all’iscrizione al registro (tra cui in particolare gli impianti alimentati a biomasse e biogas di potenza compresa tra i valori sopra indicati).
 
Valore degli incentivi
 
Il periodo di diritto ai meccanismi incentivanti decorre dalla data di entrata in esercizio commerciale dell’impianto ed è, per gli impianti a biomasse e biogas, pari alla vita media utile convenzionale di 20 anni. Il valore delle tariffe incentivanti è individuato, per ciascuna fonte, tipologia di impianto e classe di potenza. Per gli impianti che entrano in esercizio negli anni successivi al 2013, il valore delle tariffe incentivanti base è decurtato del 2% all’anno. Per gli impianti di potenza fino a 1 MW, il GSE provvede, ove richiesto, al ritiro dell’energia elettrica immessa in rete, erogando, sulla produzione netta immessa in rete, una tariffa incentivante omnicomprensiva. Per gli impianti di potenza nominale superiore a 1 MW, anche soggetti alle aste al ribasso, il GSE eroga, in riferimento alla produzione netta immessa in rete, il pertinente incentivo, diminuendo quindi del prezzo zonale orario la tariffa riconosciuta; l’energia prodotta da tali impianti resta perciò nella disponibilità del produttore (cosiddetto meccanismo di “feed in premium”). Gli impianti inferiori ad 1 MW, in particolare, possono esercitare per una sola volta nel periodo di vita utile il diritto di optare per il meccanismo di incentivazione stabilito per gli impianti di potenza superiore ad 1 MW.
 
Impianti alimentati da biomassa, biogas, e bioliquidi sostenibili
 
Per gli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili, l’accesso ai meccanismi di incentivazione è subordinato al rispetto e alla verifica dei criteri di sostenibilità. Per gli impianti alimentati a biomasse e a biogas, al fine di determinare la tariffa incentivante di riferimento, il GSE identifica le tipologie di biomasse con cui è alimentato l’impianto: prodotti di origine biologica; sottoprodotti di origine biologica (individuati nella Tabella 1-A del Decreto); rifiuti per i quali la frazione biodegradabile è determinata forfettariamente; rifiuti non provenienti da raccolta differenziata. Per gli impianti a biomasse e biogas di potenza non superiore a 1 MW e nel solo caso in cui dall’autorizzazione risulti che per l’alimentazione vengono utilizzate biomasse della tipologia sottoprodotti di origine biologica congiuntamente a biomasse rientranti nella tipologia prodotti di origine biologica, con una percentuale di queste ultime non superiore al 30% in peso, il GSE attribuisce all’intera produzione la tariffa incentivante spettante ai sottoprodotti, più vantaggiosa.
Premi sulla tariffa. Per gli impianti alimentati da biomasse con tipologia prodotti di origine biologica e sottoprodotti, di potenza superiore a 1 MW e inferiore a 5 MW oppure di potenza superiore a 1 MW per impianti oggetto di rifacimento, possono essere aggiunti e tra loro cumulati i premi di seguito indicati: 10 €/MWh per riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai valori obiettivo indicati in uno specifico decreto da emanarsi; 20 €/MWh per gli impianti alimentati da biomasse da filiera specificamente individuate dal Decreto. Sempre per gli impianti a biomasse con tipologia prodotti di origine biologica e sottoprodotti questa volta però per qualsiasi potenza, anche oggetto di rifacimento, spetta un incremento di 30 €/MWh qualora gli impianti soddisfino i requisiti di emissione in atmosfera specificati nell’Allegato 5 al decreto. Alla tariffa di riferimento per gli impianti a biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili operanti in cogenerazione ad alto rendimento, spetta un premio così differenziato: 40 €/MWh, per impianti alimentati dalla tipologia prodotti di origine biologica, e da bioliquidi sostenibili; 40 €/MWh, per impianti a biomasse tipologia sottoprodotti, qualora il calore cogenerato sia utilizzato per teleriscaldamento; 10 €/MWh per gli altri impianti. Nel caso di impianti alimentati da biogas operanti in regime di cogenerazione ad alto rendimento che prevedano il recupero dell’azoto dalle sostanze trattate con la finalità di produrre fertilizzanti, il premio per l’assetto cogenerativo è incrementato di 30 €/MWh, purchè, in particolare, avvenga la rimozione di almeno il 60% dell’azoto totale in ingresso all’impianto e le vasche di stoccaggio del digestato e quelle eventuali di alimentazione dei liquami in ingresso siano dotate di copertura impermeabile. Per impianti alimentati da biogas di potenza fino a 600 kW, in alternativa al premio di cui sopra, è possibile accedere a premi più bassi di: 20 €/MWh garantendo l’assetto cogenerativo, un recupero del 30% dell’azoto totale in ingresso all’impianto e siano rispettate le condizioni relative alle vasche di stoccaggio ed elle emissioni in atmosfera; 15 €/MWh, garantendo solo una rimozione pari al 40% dell’azoto totale in ingresso all’impianto e siano rispettate le condizioni relative alle vasche di stoccaggio ed elle emissioni in atmosfera.
Nel seguito si riportano le tabelle di sintesi dei potenziali incentivi validi per il 2013 per biomasse e biogas. 

 

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Iscrizione a registro
 
Nei casi in cui ricorre l’obbligo per l’accesso ai meccanismi di incentivazione, il soggetto responsabile degli impianti deve richiedere al GSE l’iscrizione al registro informatico relativo alla fonte e tipologia di appartenenza dell’impianto. Il GSE pubblica il bando relativo alla procedura di iscrizione al registro trenta giorni prima dell’inizio del periodo per la presentazione delle domande di iscrizione. Il bando relativo alla prima procedura di iscrizione al registro, riferita ai contingenti di potenza disponibili per il 2013, è pubblicata entro il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione delle procedure di competenza del GSE che devono essere emanate entro il 24 agosto 2012; a decorrere dal 2013, per i periodi successivi, le procedure sono pubblicate entro il 31 marzo di ogni anno. Per richiedere l’iscrizione al registro al GSE (presentazione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà recante le informazioni di cui all’allegato 3 del decreto) i soggetti devono essere in possesso di titolo autorizzativo o concessorio, nonché del preventivo di connessione redatto dal gestore di rete ed accettato in via definitiva dal proponente. Il GSE forma le graduatorie degli impianti iscritti a ciascun registro e le pubblica sul proprio sito entro sessanta giorni dalla data di chiusura dei medesimi registri, secondo criteri di priorità da applicare in ordine gerarchico; le prime due priorità, in particolare, riguardano gli impianti di proprietà di aziende agricole, singole o associate, alimentati da biomasse e biogas (prodotti biologici e sottoprodotti), con potenza non superiore a 600 kW e gli impianti a biomassa e biogas alimentati da sottoprodotti.
Costi relativi all’accesso ai meccanismi di incentivazione. I soggetti che richiedono l’accesso ai meccanismi di incentivazione devono corrispondere al GSE un contributo per le spese di istruttoria. Il contributo è pari alla somma di una quota fissa, stabilita in 100 euro, più una quota variabile da 80 a 2200 euro sulla base della potenza dell’impianto. Per la copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo in capo al GSE, i soggetti che accedono ai meccanismi di incentivazione, anche già in esercizio e con eccezione degli impianti ammessi al provvedimento Cip 6/92, sono tenuti, a decorrere dal 1°gennaio 2013, a corrispondere allo stesso GSE, anche mediante compensazione degli incentivi spettanti, un contributo di 0,05 c€ per ogni kWh di energia incentivata.
 
Cumulabilità degli incentivi con altri contributi pubblici
 
Il Decreto conferma nella sostanza quanto già stabilito dal D.lgs n°28/2010, per cui in particolare per i soli impianti di potenza elettrica fino a 1 MW, di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione con aziende agricole, agro-alimentari, di allevamento e forestali, alimentati da biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili, a decorrere dall'entrata in esercizio commerciale, gli incentivi sono cumulabili con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40% del costo dell'investimento. Nel caso di impianti di potenza fino a 10 MW, gli incentivi sono cumulabili qualora i contributi non eccedano il 20% dell’investimento.
 
Scambio sul posto
 
L’accesso al meccanismo dello scambio sul posto è alternativo all’accesso ai meccanismi di incentivazione di cui al decreto. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas aggiorna, entro l’11 dicembre 2012, la disciplina delle condizioni tecnico-economiche dello scambio sul posto, anche con riferimento agli impianti alimentati dalla fonte solare, al fine di semplificarne la fruizione anche per gli impianti già entrati in esercizio.
 
Il decreto, infine, stabilisce le condizioni di conversione del diritto ai certificati verdi in incentivo e le disposizioni inerenti al ritiro dei certificati verdi rilasciati per le produzioni degli anni fino al 2015.
 
 
Autorizzazione alla costruzione e all’esercizio
 
La Giunta regionale, con d.g.r. n°3298 del 18 aprile 2012, ha approvato le Linee guida per l’autorizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (impianti FER). Trattasi di un documento corposo) che sistematizza il processo autorizzatorio per la costruzione, l’installazione e l’esercizio degli impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili riunendo in un procedimento unico i vari procedimenti amministrativi.
 
L’importanza e il valore di tale documento risiede nel fatto che le regole valgono erga omnes, cioè per le amministrazioni che autorizzano, compresi i vari soggetti distribuiti sul territorio che a diverso titolo rilasciano pareri, nulla osta per l’installazione dell’impianto (ad es. Gestori locali della rete di distribuzione elettrica), ma anche per i privati. Quindi le Linee guida determinano certezza di diritto, omogeneizzano i procedimenti su tutto il territorio lombardo, determinano tempi uguali per tutti. Inoltre le Linee guida introducono la semplificazione procedurale, per quanto consentito dalle norme statali, tenuto conto che le normative nazionali richiedono circa 20 atti di assenso per il rilascio dell’autorizzazione.
 
Il regime amministrativo delle autorizzazioni in Lombardia, è demandato alle Province per gli impianti la cui potenza è sopra determinate soglie (la soglia varia per categoria di impianto – fotovoltaico, eolico, biomasse e biogas, idroelettrico), mentre sotto tali soglie la competenza autorizzativa è del Comune territorialmente competente che autorizza mediante la Procedura Abilitativa Semplificata.
 
I principali contenuti del provvedimento, che mantiene una conformità con il recente panorama normativo nazionale (d. lgs. 28/2011 di recepimento della direttiva CE sulle rinnovabili e IV^ e V^ Conto Energia) riguardano:
  • la suddivisione dei titoli abilitativi (Comunicazione di attività in Edilizia Libera – competenza comunale, Procedura Abilitativa Semplificata - competenza comunale, Autorizzazione Unica – competenza provinciale);
  • elenco impianti soggetti ai diversi procedimenti autorizzativi;
  • descrizione dei procedimenti autorizzativi – apertura all’informatizzazione e alla smaterializzazione del progetto;
  • elenco documentazione minima per ciascun procedimento autorizzativo;
  • focus sul procedimento di Autorizzazione Unica e sue relazioni con i subprocedimenti;
  • focus sul cumulo degli impianti assoggettati a verifica di VIA;
  • oneri istruttori per il procedimento di Autorizzazione Unica;
  • fideiussione per il procedimento di Autorizzazione Unica;
  • indicazioni sulle biomasse – criteri di utilizzazione e di classificazione normativa;
  • indicazione sul possibile riutilizzo dei materiali di risulta dagli impianti a biomasse;
  • criteri per la determinazione delle misure compensative;
  • controlli e sanzioni.
 
Per gli impianti minori (ad es. il fotovoltaico che ogni cittadino può installare sulla propria abitazione privata) è lasciata libera l’installazione (si parla di attività in edilizia libera) e si richiede solo la presentazione preventiva di una comunicazione al Comune territorialmente competente da parte del titolare dell’impianto.
 
Per impianti soggetti a Procedura Abilitativa Semplificata, di competenza comunale, le Linee guida chiedono un progetto semplice e un iter amministrativo sufficientemente snello, perché questa costituisce una forma semplificata di autorizzazione. Questo tipo di impianti in genere sono richiesti da imprese e Regione Lombardia ha previsto la possibilità che esse dichiarino il possesso dei requisiti anche mediante autocertificazione. Trattandosi comunque di un’autorizzazione il Comune riunisce in un unico procedimento amministrativo la raccolta dei pareri, nulla osta o titoli necessari per la costruzione e l’esercizio dell’impianto e che sono nel potere di altri enti (ad es. la costruzione della linea elettrica che collega l’impianto alla rete, oppure l’autorizzazione paesaggistica nel caso di impianti siti in aree soggetto a vincolo).
 
Per gli impianti di maggiore potenza la forma canonica di autorizzazione è l’Autorizzazione Unica che raccoglie in un procedimento unico tutte le singole autorizzazioni, anche ambientali, necessarie. Uno dei valori aggiunti delle Linee guida è stato quello di razionalizzare tutti i subprocedimenti facendo in modo che il procedimento unico rispetti la durata di 90 giorni prevista dalla legge nazionale, al netto dei tempi necessari alla eventuale Valutazione di Impatto Ambientale.
 
Questa deliberazione è stata presentata dall’Assessore all’Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi, ma è stata cofirmata dai colleghi all’Agricoltura, Sanità, Sistemi Verdi e Paesaggio, Territorio perché la realizzazione di un impianto di produzione di energia alimentato da fonti rinnovabili coinvolge una pluralità di temi che non sono soltanto ambientali ed energetici (ad es. gli indirizzi per tutelare il suolo agricolo, le produzioni agricole di qualità, l’interazione con le aree protette, i risvolti con la materia urbanistica, le interazioni tra la normativa sui rifiuti o sulla protezione sanitaria (di fonte comunitaria e statale) e determinati impianti che possono ricevere in ingresso matrici sulle quali è necessario porre accortezze in termini di prevenzione).
 
Un ulteriore passo in avanti compiuto da Regione Lombardia è di aver stabilito una procedura informatizzata e una reale dematerializzazione documentale, in quanto la documentazione progettuale sarà prodotta in formato elettronico nel momento in cui sarà operativa la procedura informatizzata. Tale procedura informatizzata sarà a regime entro il 2012.
 
Le Linee guida regionali, inoltre, contengono criteri e principi generali volti a fare chiarezza e ad omogeneizzare sul territorio il comportamento dei soggetti deputati all’istruttoria delle autorizzazioni (in Lombardia sono principalmente le Provincie) relativamente a specifiche fonti rinnovabili, tra cui anche le biomasse e il biogas prodotto all’interno di impianti di digestione anaerobica installati presso aziende agricole. Di significativa importanza relativamente a tale settore risulta l’inquadramento dei prodotti e sottoprodotti impiegabili in tali impianti e del materiale risultante (il cosiddetto digestato), al fine di escludere qualsiasi eventualità di inclusione dell’attività di produzione di biogas presso aziende agricole nella disciplina relativa ai rifiuti. Le Linee guida, in sintesi, sono volte in tale fattispecie a ricomprendere tutta l’attività di digestione anaerobica all’interno della normativa specifica nazionale (D.M. 7 aprile 2006) e regionale (Delibere n°5868/2007 e n°2208/2011 recanti i Programmi d’Azione Nitrati) relativa all’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e degli altri fertilizzanti azotati, prevedendo quindi che la movimentazione dei materiali in ingresso e in uscita avvenga nel rispetto delle norme e secondo i meccanismi di tracciabilità già individuati dei Piani Operativi Aziendali e nei Piani di Utilizzazione Agronomica redatti annualmente dalle aziende. Coerentemente con i nuovi indirizzi recati dal Decreto 6 luglio 2012 sull’incentivazione, le Linee guida contengono inoltre indicazioni generali volte a favorire l’utilizzo di effluenti di allevamento e di altri sottoprodotti, compatibilmente con le realtà ed esigenze aziendali.
Altro passaggio importante, che di fatto anticipa quanto attualmente in discussione presso le sedi Ministeriali competenti nell’ambito di uno specifico accordo Stato-Regioni in corso di definizione, riguarda il rapporto tra la digestione anaerobica di effluenti di allevamento e la normativa di carattere igientico-sanitario, principalmente afferente al Regolamento Comunitario n°1069/2009 che ha recentemente sostituito il previgente e noto regolamento n°1774/2002. Le Linee guida infatti indicano l’esplicita esclusione dall’obbligo di riconoscimento previsto dal Regolamento n°1069/2009 per gli impianti di biogas e compostaggio annessi all’azienda agricola, qualora introducano stallatico, comprendente anche gli effluenti di allevamento così come definiti dal D.M. 7 aprile 2006, prodotto dalla stessa azienda e/o da consorzi interaziendali che introducano stallatico, comprendente anche gli effluenti di allevamento come unico ed esclusivo sottoprodotto di origine animale. Sono altresì esclusi dall’obbligo di riconoscimento di cui sopra gli impianti aziendali di biogas e compostaggio che acquisiscono effluenti tramite i contratti di valorizzazione dell’effluente aziendale di durata pluriennale previsti dal Programma d’Azione Nitrati (d.g.r. n°5868/2007 3 n°2208/2011), in quanto equiparabili ai consorzi interaziendali. L’impianto di biogas e compostaggio che utilizza stallatico e che è escluso dal riconoscimento, qualora situato all’interno o accanto a siti in cui si tengono animali d’allevamento, deve tuttavia essere fisicamente separato, se necessario mediante recinzioni, e a distanza appropriata dall’allevamento. 

 

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