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Approfondimenti/Quote latte

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Il Regime delle Quote Latte è stato introdotto per la prima volta a livello comunitario nel 1984 come strumento di regolazione del mercato lattiero-caseario, definendo una quota di produzione massima annua per ogni Stato membro dell’Unione Europea e, di conseguenza, per ogni azienda di produzione.
In Italia, la norma comunitaria ha trovato la sua piena applicazione nella Legge 468/92, successivamente sostituita dalla Legge 119/03, tutt’ora vigente sebbene con alcune successive modifiche ed integrazioni, tra le quali spiccano quelle approvate con la Legge 33/2009.
Elemento cardine della norma è rappresentato dal cosiddetto “prelievo supplementare”, ovvero dall’obbligo per le aziende del pagamento di una somma (definita a livello comunitario) per ogni kilogrammo di latte prodotto in eccesso rispetto alla propria quota di proprietà.

 

BANCA DATI AGEA >>

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO >>

 

 
 
Occorre evidenziare come le aziende – a cui venne inizialmente attribuita una quota di riferimento individuale basata sulla produzione storica aziendale – hanno facoltà di acquistare quote di produzione da altri produttori qualora vogliano incrementare la propria produzione o di affittare quote nel corso di una singola campagna di produzione, al fine di evitare l’eccesso di produzione e la conseguente imputazione del prelievo supplementare.
Lo Stato italiano – per tramite di AGEA (precedentemente denominata AIMA) – ha avviato l’attività di imputazione per le produzioni in esubero a partire dalla campagna 1995-96, secondo quanto stabilito dalla Legge 468/92, che prevedeva l’imputazione del prelievo unicamente al termine della campagna di produzione, a seguito dei cosiddetti calcoli di compensazione (ovvero dei calcoli che, appunto, compensano a livello nazionale l’esubero di chi ha prodotto in eccesso con le quote non prodotte da chi invece si è mantenuto al di sotto della suo quantitativo di riferimento).
Limitatamente alla Regione Lombardia, in cui si concentra circa il 40 % della produzione nazionale di latte, i dati del prelievo supplementare (numero di aziende e importo complessivo) per le prima campagne di applicazione delle norma risultarono i seguenti:
  
 
campagna aziende importo (€)
1995-96 4.587 60.297.170
1996-97 4.251 72.370.450
1997-98 3.675 75.750.989
1998-99 3.811 85.565.360
1999-00 2.460 61.605.482
2000-01 1.862 54.176.247
 
   
Con la Legge 119/03, è stato riformato il meccanismo del prelievo, introducendo il principio del prelievo mensile (ovviamente sempre a carico dei produttori che superano la propria quota di proprietà): il versamento dei prelievi mensili imputati in corso di campagna è condizione necessaria per l’accesso ai calcoli di compensazione, con l’eventuale restituzione delle somme versate che, a seguito di tali conteggi, non risultassero più dovute.
Contestualmente alla Legge 119/03, è stata prevista la possibilità – tuttora vigente – di rateizzare il debito derivante dai prelievi dovuti e non versati accumulati dalle aziende nelle campagne comprese tra il 1995-96 e il 2001-02 (con pagamento integrale in unica soluzione del prelievo eventualmente dovuto per la campagna 2002-03 come condizione necessaria per l’accesso alla rateizzazione).
Tale rateizzazione fu espressamente richiesta dall’Italia alla Comunità Europea – ed ottenuta a seguito di una lunga trattativa che vide impegnato il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti – per consentire alle aziende di regolarizzare la loro posizione attraverso il pagamento rateale – con un massimo di 14 rate senza interessi – del debito accumulato.
Condizione vincolante per l’accesso a tale rateizzazione è la rinuncia ad ogni contenzioso in essere con la pubblica amministrazione in materia di prelievo supplementare, con la conseguente necessità di rateizzare l’intero debito accumulato.
Alla rateizzazione, sempre in riferimento alla sola Lombardia, hanno aderito circa 3.200 aziende, con un debito complessivo di circa 168 milioni di euro ed un importo complessivo della rata annua dell’ordine di 12 milioni di euro.
 
Contenzioso e attività di recupero del prelievo non versato
Nonostante l’opportunità offerta con la rateizzazione avviata nel 2003, un certo numero di aziende non ha provveduto a regolarizzare la propria posizione estinguendo il debito sino ad allora contratto.
In particolare tale comportamento ha caratterizzato i cosiddetti “Cobas” del latte – ovvero un nucleo di circa 350-400 aziende lombarde – che hanno, al contrario, continuato anche successivamente all’entrata in vigore della Legge 119/03 a produrre in fortissimo esubero rispetto alla propria quota di proprietà, senza acquistare od affittare quote che consentissero loro di evitare o quantomeno ridurre l’esubero ed accumulando pertanto ulteriori debiti pesantissimi nei confronti della pubblica amministrazione.
Allo scopo di eludere il pagamento del prelievo supplementare, queste aziende impegnano da anni la pubblica amministrazione – in particolar modo AGEA e la Regione Lombardia, a cui la Legge 119/03, demanda la competenza per il recupero delle somme non versate – in un estenuante contenzioso giudiziario, presso i Tribunali amministrativi ed ordinari.
Solo a seguito di sentenze favorevoli nei vari gradi di giudizio, la Regione Lombardia ha potuto avviare l’attività di recupero coattivo delle somme dovute, tramite l’iscrizione a ruolo delle aziende e l’emissione delle cartelle esattoriali a loro carico.
Nel dicembre 2006, inoltre, la Conferenza Stato Regioni ha sottoscritto un’intesa che consente alle Amministrazioni Regionali il recupero delle somme esigibili derivanti dalle imputazioni di prelievo tramite compensazione dei contributi PAC erogati alle aziende.
 
La Legge 33/2009
Approvata nell’aprile 2009, dopo una durissima discussione in sede parlamentare e numerose manifestazioni di protesta del mondo agricolo, la Legge 33/2004 prevede in particolare due disposizioni:
-         l’assegnazione di quote aggiuntive all’aziende, con priorità a chi ha prodotto in esubero nelle campagna precedente, derivanti dalle nuove attribuzioni da parte dell’Unione Europea agli Stati membri
-         la rateizzazione dei debiti esigibili (e quindi senza la necessità di rinuncia al contenzioso in essere) relativi a tutte le campagne produttive ad oggi concluse con numero di rate variabili in funzione dell’importo dovuto
Occorre sottolineare, a questo riguardo, come la Legge 33/2009 abbia disposto la temporanea sospensione delle procedure di recupero già in essere (tramite compensazione della PAC o cartella esattoriale) sino alla definitiva accettazione, da parte delle aziende interessate, della rateizzazione.
Le procedure di rateizzazione hanno però subito un grave ritardo, a causa dell’ulteriore contenzioso aperto da larga parte delle aziende coinvolte e chiuso dalle sentenze del TAR del Lazio che ha sancito la legittimità dell’operato dell’amministrazione.
Per effetto di tale ritardo, non è stato possibile attivare, per la campagna 2009-10, la disposizione della stessa Legge 33/2009 che prevede la revoca della quota aggiuntiva assegnata a quelle aziende che non regolarizzano la loro posizione, aderendo alla rateizzazione: numerose aziende, pertanto, hanno potuto usufruire per la campagna appena conclusa di una quota di produzione a cui, nei fatti, non hanno diritto.
Infine, la Legge 33/2009 prevedeva l’attivazione di uno specifico fondo di 45 milioni riservato alle aziende che, nel corso degli anni, avevano investito per l’acquisto di quote, al fine di svolgere la propria attività produttiva nel rispetto delle norme vigenti: ad oltre un anno dall’approvazione delle Legge, tale disposizione rimane tuttora inevasa.
 
L’attività di controllo sugli acquirenti
Particolare importanza, nel contesto del regime quote latte, è rivestita dalle ditte acquirenti, ovvero dai caseifici e cooperative di raccolta che – su specifica autorizzazione delle Regioni competenti – acquistano latte dalle aziende di produzioni.
La Legge 119/03 – come, del resto, la precedente Legge 468/92 – assegna a tali ditte acquirenti la responsabilità di trattenere gli importi corrispondenti al prelievo supplementare ai produttori che avessero superato la propria quota di produzione e di versarli nelle casse di AGEA.
Nel corso degli anni, sono apparse – in Lombardia, ma anche in altre Regioni italiane – numerose cooperative legate al movimento cobas che hanno sistematicamente eluso tali adempimenti.
Propria sulla base di tali inadempienza, la Regione Lombardia ha provveduto nel corso degli ultimi anni a revocare il riconoscimento come primo acquirente alla maggior parte di tali cooperative, con decisioni che sono state confermate anche in sede giudiziaria a seguito dei ricorsi presentati dai rappresentanti di tali cooperative.
Deve inoltre essere evidenziato che le indagini avviate dalla Corte dei Conti a seguito di un esposto presentato dalle Organizzazioni agricole sull’attività delle principale cooperativa lombarda di questo tipo  hanno portato al rinvio a giudizio del suo rappresentante legale – nonché di quello di un'altra ditta acquirente collegata a tale cooperativa - con le accuse di peculato e truffa aggravata.
 
Ultimi sviluppi
a.                Relazione dei Carabinieri
Nel corso del mese di novembre, ha sollevato un forte scalpore mediatico la notizia dell’avvenuto rinvio a giudizio da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma di alcuni funzionari di AGEA con l’accusa di falso in atto pubblico.
L’accusa è legata alla relazione presentata dei Carabinieri – Comando Politiche Agricole presentata il 15 aprile 2010, in cui si rilevava come AGEA avesse alterato gli algoritmi di calcolo inserendo come età massima di vita produttiva delle vacche in lattazione 999 mesi (corrispondenti a circa 83 anni).
Aldilà del merito della contestazione (le produzioni di latte ai fini del calcolo delle eventuali multe per l’esubero vengono dichiarate dalle ditte acquirenti – e sottoscritte dai produttori – e non certo calcolate in base ad un algoritmo che preveda tra i propri parametri l’età dei capi in lattazione, mentre il numero dei capi viene utilizzato unicamente per i controlli di coerenza/compatibilità tra i quantitativi dichiarati ed i capi aziendali: non si capisce quindi chi possa avere interesse a dichiarare quantitativi non prodotti) e fermo restando che il rinvio a giudizio non comporta necessariamente una successiva condanna, si segnala:
-                    i contenuti della relazione sono stati confutati da successive relazioni presentate dal MIPAAF e da AGEA (v.allegato) a seguito dell’attività di controllo condotta anche in collaborazione con le amministrazioni regionali per quanto di loro competenza;
-                    esistono alcune sentenze del TAR Lazio in merito a ricorsi sul prelievo supplementare (v. sentenza 5975 del 6 luglio 2011 allegata) in cui i contenuti della relazione vengono confutati punto per punto ed in cui si riporta che lo stesso Comando Carabinieri ritenesse necessari ulteriori approfondimenti;
-                    le valutazioni espresse da AGEA di concerto con le Regioni circa la relazione dei Carabinieri ed il fatto che i rilievi sollevati di fatto non pregiudicavano l’attendibilità dei dati e l’attività svolta sono state recepite dalla Corte dei Conti nella sua relazione sulle Quote Latte del dicembre 2012;
-                    lo stesso Comando Carabinieri – Politiche Agricole ha, di fatto, disconosciuto successivamente la relazione: in occasione del processo presso il Tribunale di Milano agli amministratori delle cooperative La Lombarda e La Latteria di Milano, la relazione venne inserita tra le prove a discarico dagli avvocati difensori degli imputati. Il giudice ritenne quindi di convocare come testimoni i Carabinieri stessi che declinarono l’invito.
b.                Relazione della Corte dei Conti
Come già accennato nel paragrafo precedente, nel dicembre del 2012 la Corte dei Conti ha pubblicato una relazione in merito all’applicazione del Regime delle Quote Latte in ambito nazionale ed in particolar modo sulle procedure di recupero del prelievo non versato dagli allevatori che hanno prodotto in esubero.
Nella relazione, dopo aver ripercorso puntualmente la vicenda delle Quote Latte nel nostro Paese ed i vari passaggi normativi che l’hanno caratterizzata, la Corte dei Conti esprime pesanti critiche circa le modalità con cui sono state sinora condotte le attività inerenti al recupero dei debiti pendenti, ribadite in una prima nota inviata alle competenti Amministrazioni nello scorso mese di settembre e nella recente circolare del 26 novembre in cui si constata “un’inerzia ed una prassi amministrativa non conformi alla necessità di una decisa attività di recupero” e si sottolinea il rischio che, a causa di tali ritardi ed inefficienze, il recupero di tali somme non possa essere più possibile, con il conseguente trasferimento di tali oneri dai produttori responsabili alla Pubblica Amministrazione (e quindi, implicitamente, all’intera collettività).
Nella circolare del 26 novembre viene inoltre ribadito – in riferimento al paragrafo precedente – che “i ricorrenti, ciclici dubbi sulle consistenze zootecniche e sulle quantità prodotte di latte non possono rappresentare giustificazione o pretesto per gli allevatori che si oppongono all’effettiva riscossione del prelievo e al recupero di quanto dovuto”.
 
La posizione di Confagricoltura Lombardia
In merito alle Quote Latte, la posizione di Confagricoltura Lombardia è sempre stata quella di un pieno rispetto delle normative vigenti a livello comunitario e nazionale, sostenuta attraverso la propria attività organizzativa e sindacale, con un impegno che ha portato anche ad iniziative in ambito giudiziario (esposto presso la Corte dei Conti e costituzione come parte civile nel processo contro le cooperative di area Cobas La Lombarda e La Latteria di Milano).
Una posizione motivata dal fatto che l’esistenza di un ristretto numero di allevatori che hanno esercitato la loro attività trasgredendo in maniera sistematica tali norme rappresenta non solo un danno economico per l’intera collettività ed una situazione di grave imbarazzo che pregiudica la credibilità del nostro Paese nel contesto comunitario, ma anche una forma di concorrenza sleale nei confronti della maggioranza dei produttori di latte attivi in Italia che hanno operato nel rispetto delle leggi, facendosi carico anche degli oneri economici che ciò poteva comportare, ovvero l’acquisto – o, in subordine, l’affitto - a titolo oneroso di quote di produzione necessarie per accrescere la propria produzione o il pagamento – eventualmente anche attraverso le forme di rateizzazione previste dalla legge – del prelievo imputato per le campagne in cui si è occasionalmente verificato un esubero di produzione.
È opportuno sottolineare come la valutazione in merito alla sleale concorrenza esercitata dagli allevatori che hanno agito al di fuori della legge sia attestata anche nella già richiamata relazione della Corte dei Conti.
In conseguenza di tali argomenti, Confagricoltura Lombardia ritiene assolutamente necessario che le procedure di recupero del prelievo ancora non versato non solo proseguano, ma vengano anzi attuate tutte le iniziative necessarie per rendere tali procedure più rapide ed efficienti, al fine di compensare, per quanto possibile, il ritardo sinora accumulato.
In una prospettiva più ampia, la nostra Organizzazione ritiene fondamentale che le somme non ancora riscosse – secondo la Corte dei Conti, a dicembre 2012: un miliardo e 586 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 478 milioni di interessi progressivamente accumulatisi – non vadano a ricadere sul bilancio dello Stato e, conseguentemente, di tutti i cittadini, a maggior ragione in considerazione delle attuali condizioni di difficoltà economica generalizzata che impongono loro notevoli sacrifici.
In tale ottica, può quindi ritenersi opportuna l’attivazione di una nuova forma di rateizzazione - caratterizzata però da una procedura di adesione semplificata rispetto a quella prevista dalla Legge 33/2009 – utile a favorire il versamento dei debiti ancora pendenti da parte dei produttori che non hanno sinora provveduto a regolare la propria posizione.
  
 
 
aggiornato a gennaio 2014
 
 
 

 

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